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TERAPIA FARMACOLOGICA

Quando è utile ricorrere alla farmacoterapia? 

Spesso le persone che sentono la necessità di intraprendere un percorso di psicoterapia sono spaventate all’idea che venga loro proposto anche di assumere una terapia farmacologica.

Di fatto gli psicofarmaci, diversamente da altre categorie di farmaci, scatenano nelle persone numerose paure tra queste le più comuni sono: 

la possibilità che la loro assunzione modifichi il carattere e la personalità;    

l’impossibilità, una volta iniziata la loro assunzione, di interromperla nell’idea che si  sviluppi una dipendenza;

 infine il fatto stesso di assumere uno psicofarmaco rappresenta lo stigma di follia.

All’interno di un percorso psicoterapeutico può essere utile ricorrere alla terapia farmacologica quando le strategie apprese per la gestione dell’emotività non siano sufficienti a contenerla ovvero quando l’emotività è talmente elevata da non consentire il lavoro stesso dello psicoterapeuta (ad es. se soffro di Disturbo di Panico con Agorafobia e non riesco ad uscire di casa per paura di star male ; oppure i miei rituali compulsivi non mi permettono di concentrarmi in alcun ragionamento se soffro di Disturbo Ossessivo -Compulsivo o ancora se soffro di Depressione Maggiore Ricorrente e non riesco a trovar le forze e la motivazione per svolgere qualsiasi compito).  

L’associazione del farmaco in queste situazioni rende quindi possibile, con una tempistica relativamente immediata, lo svolgimento di un percorso psicoterapeutico in quanto riduce l’intensità della sintomatologia e dunque l’interferenza di questa con la possibilità della persona di essere in grado di poter usufruire totalmente del lavoro psicoterapeutico. 

L’associazione della terapia farmacologica alla psicoterapia viene valutata caso per caso e decisa insieme alla persona che si vorrà valere dell’aiuto farmacologico per far fronte a un periodo caratterizzato da difficoltà nel regolare la propria emotività e tale da impattare sul funzionamento sociale relazione e lavorativo.  

Una volta che la sintomatologia è diventata meno invalidante e la persona tramite il percorso di psicoterapia ha appreso strategie di gestione della propria emotività si potrà stabilire la riduzione graduale fino alla sospensione della terapia farmacologica. 

Pertanto l’impiego della farmacoterapia all’interno di un percorso psicoterapeutico può essere letto sia in termini di associazione delle due ovvero: un’unione di più persone (psicoterapeuta -psichiatra -cliente) che si propongono di perseguire uno scopo comune; sia in termini di integrazione delle due ovvero: un’aggiunta necessaria al completamento di uno scopo (ridurre l’intensità della sintomatologia al fine di permettere lo svolgimento del lavoro psicoterapeutico). 

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